Intervista: Peter Jackson vi dà il benvenuto ad Amabili resti!
Ecco a seguire una delle prime interviste ufficiali che il regista Peter Jackson ha rilasciato a USA Today su Amabili resti (The Lovely Bones). Nel ricordarvi che il film arriverà sui nostri schermi a partire dal 29 gennaio 2010 (e che in alto, potete vedere la prima foto ufficiale in versione ripulita, senza il logo gigantesco), vi auguriamo buona lettura!
Cosa le è piaciuto così tanto del romanzo di Alice Sebold?
Nel momento in cui ho letto il libro, sono rimasto ispirato dalla storia. Sapevo che sarebbe stato un film unico – sia dal punto di vista narrativo che a livello visivo. Ma soprattutto sono stato colpito dalla speranza e dallo humour che attraversa tutto il libro. Leggere il libro di Alice Sebold è un’esperienza emotiva unica, e non è affatto una deprimente storia sul lutto. L’ho trovato sia pieno di speranza e con un strano senso di conforto: questo perché Susie riesce ad accettare la sua morte e il suo comportamento ci aiuta ad accettare la nostra. Come narratrice, Susie non finisce mai per essere autoindulgente o autocommiserevole. Abbiamo tentato di utilizzare diversi elementi per portare in vita il libro – attraverso la musica, gli effetti sonori, e le immagini che esplorano. È uno dei film più complicati che io abbia mai fatto, ma anche uno di quelli che mi ha soddisfatto di più. Sono molto orgoglioso del lavoro di tutti quanti al film.
Gli argomenti trattati nel libro possono essere davvero brutali. Come descriverebbe il tono del film?
C’è una grande differenza tra la storia e il tono. Di sicuro l’uccisione di una ragazzina è una cosa terribile, ma quando quella persona è Susie Salmon e quando scopriamo qual è la sua nuova vita nell’aldilà c’è tantissimo humour. Spesso lei è irriverente, e questo ne fa un personaggio molto piacevole. Non ho mai pensato che il libro fosse gelido. A volte la storia è scioccante e viene sempre raccontata con onestà – e, in un certo senso, è anche quello che abbiamo provato a fare col film. Ma, proprio come tantissimi lettori, ho trovato il libro curiosamente ottimista. La storia di Susie che cerca di accettare la sua morte mi ha ispirato. Davanti al terribile dolore, lei riesce a trovare la speranza. Si lascia andare all’amore e – facendo questo – riesce a trascendere l’orrore del suo assassinio. C’è tanta luce e gioia alla fine del libro – è come se il lettore passasse attraverso un’esperienza davvero intensa e alla fine si senta più libero. Questo era anche lo scopo del nostro film.

Ci sono elementi del libro che – magari per ragioni di tempo – non sono stati inseriti nel film?
Adattare un romanzo non riguarda l’essere fedeli ad ogni parola e ad ogni momento che l’autore ha creato. Si tratta piuttosto di filtrare quella stessa storia attraverso la sensibilità di qualcun altro. Ho sempre fatto film per me stesso, in un certo senso – questo libro mi ha davvero colpito quando l’ho letto e il film, in pratica, rappresenta proprio il modo in cui io ho sentito la storia quando l’ho letta, sia per quanto riguarda i personaggi che il contenuto. E’ un film molto personale, piuttosto che un tentativo di compiacere tutti i lettori del romanzo, che è un compito impossibile. Proprio come le migliaia di lettori, io ho adorato il libro: la gente di sicuro riconoscerà che tutti i personaggi nel film vengono proprio dal cuore del libro – Susie, Jack, Abigail — tutti quanti sono stati portati in vita dal nostro straordinario cast. Si spera sempre di catturare il tono o l’essenza del libro, ma questa è una cosa più personale – si tratta del tono e dello spirito che mi hanno colpito quando ho letto il libro.
Il “paradiso personale” di Susie Salmon è stato a lungo discusso e dibattuto. La versione di questo ambiente che vedremo nel film è anche senza Dio? E come è riuscito a crearne una versione che non fosse troppo poco credibile?
Non c’è Dio, nel senso che quando Susie muore si ritrova intrappolata in mezzo tra Terra e Paradiso. Volevamo che questo mondo fosse governato dai desideri inconsci di Susie. Questo mondo all’inizio è un posto potente, bellissimo e misterioso – è familiare e allo stesso tempo strano, confortante e triste; esattamente l’idea che questa 14enne ha del paradiso. È proprio come il mondo dei sogni che utilizza la magia della metafora per rappresentare la vita psicologica ed emotiva di Susie. Ma più si va avanti nel film, più vediamo che questo posto che Susie si è creata è diventato un po’ come una prigione. Non riesce ad accettare l’idea di un mondo perfetto per sempre. Comincia a capire che c’è qualcos’altro che la tiene in questo mondo di mezzo. C’è qualcosa che lei deve affrontare, prima di liberarsi davvero dell’uomo che l’ha uccisa. Capisce che per andare avanti deve riprendersi la sua vita dall’uomo che gliel’ha portata via. Quando Susie finalmente si libera dalla sua condizione, saranno gli spettatori ad immaginarsi per lei qualunque posto vogliano immaginarsi.
Gli spettatori possono aspettarsi cambiamenti rispetto al romanzo?
Sicuramente ci sono cambiamenti. Ma speriamo che coloro che conoscono il libro e lo amano si compiaceranno di alcune sorprese che abbiamo realizzato, e allo stesso tempo sentiranno che siamo rimasti fedeli a Susie e alla sua storia.
Adattare romanzi è quasi un suo marchio di fabbrica. Cos’è che le piace così tanto di questo processo?
Tutte le volte che ho adattato un libro per il grande schermo, è stata una cosa personale e riguardava l’effetto che la storia aveva su di me. Quando finisco di leggere un bellissimo romanzo, come questo, non riesco a smettere di pensarlo in termini cinematografici, ma senza abbandonare le sensazioni che ho provato leggendolo. Non riesco a smettere di essere eccitato dalla sfida di mettere tutte queste sensazioni in un film. Nel caso di Amabili resti, ho sentito che si trattava di tematiche non sempre rappresentate nei film e che c’era un tono davvero raro. Perdere i propri cari è un qualcosa con cui tutti dobbiamo confrontarci e quando questa storia viene raccontata proprio da colei che abbiamo perso, diventa davvero interessante – specialmente grazie al senso dell’umorismo di Susie. Aggiungendo il fatto che viene uccisa da un uomo che è il suo vicino di casa… e allora diventa anche un thriller unico. È stata una vera sfida: probabilmente il film più difficile che abbia mai fatto.
Secondo lei, qual è il tema principale di Amabili resti?
Penso che mia moglie Fran Walsh (anche sceneggiatrice, n.d.r.) abbia davvero detto la cosa giusta definendo Amabili resti una storia incentrata sul trionfo di un cuore grande e generoso su uno vuoto. È la storia di una ragazzina che impedisce che la tragedia e l’ingiustizia della sua morte definiscano la sua vita.
(Fonte: Usa Today)
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